L’UNICOBAS E “Professione insegnante”, chi rema contro lo sciopero?

S’agita nel web un gruppo che s’appella ‘Professione Insegnante’. In tal gruppo, che si vanta d’aver circa 100mila ‘followers’ virtuali, spicca il suo geniale creatore, tale Libero Tassella. Costui, col fido ‘amministratore’ e sodale Salvo Amato, fra le altre, da circa un mese ospita o produce post d’ogni genere, modo e ‘natura’, tutti impostati sul contrasto indistinto a ‘tutti i sindacati’ ed a ‘tutti gli scioperi’. In particolare si accanisce da un mese contro lo sciopero del 10 Novembre del sindacalismo di base proclamato da Cobas, Unicobas ed Usb. Perché questo ‘confronto’ sia il più formale ed oggettivo possibile, m’asterrò per intanto dal commentare la forma e lo stile consueto in quel gruppo e mi soffermerò dapprima sulle (ben poche e ben confuse) posizioni ‘politiche’ rintracciabili in un mare di contumelie.
Nel pressoché unico post con un minimo di organicità ‘politica’, Libero Tassella scrive: "Alla fine degli anni Ottanta, quando dopo un lungo blocco dei (nda) scrutini ci fu un aumento di 500 mila lire al mese corrispondenti a 250 euro, (oggi il governo PD ce ne offre appena 85) - punteggiatura assente - allora ministro dell'istruzione era la Senatrice Falcucci (DC), il ministro del Tesoro Cirino Pomicino (DC), il ministro della Funzione Pubblica (sic!) non ricordo, un molisano , comunque ( DC). Il rapporto di lavoro allora non era privatistico, gli insegnanti erano ancora di ruolo e non a tempo indeterminato, si poteva scioperare con efficacia e ad oltranza, perché i sindacati non si erano piegati alla logica della regolamentazione che di fatto ha vanificato lo sciopero nella scuola, (?) oggi in pratica si riduce a un regalo allo Stato e gli accordi con i sindacati venivano recepiti da un DPR."
Rivediamo insieme, una per una, queste ‘dotte’ e complesse affermazioni.
CAPO PRIMO. ‘Cura’ del testo a parte, capisco che il Tassella, all’epoca tutt’altro che in prima linea, abbia problemi di memoria, nondimeno per prima cosa occorre fare la tara delle evidenti imprecisioni storiche: 1) il ministro della Pubblica Istruzione al momento della lotta più dura e del contratto era Galloni; 2) il ministro della Funzione Pubblica era Remo Gaspari, e fu abruzzese e non ‘molisano’ e, per la precisione, non possiamo non ricordare che quell’ “aumento di 500 mila lire al mese corrispondenti a 250 euro” non ci venne regalato né dall’uno, né dall’altro, bensì, come ricordano le cronache del tempo, furono il frutto dello sciopero degli scrutini di almeno 500mila insegnanti, nonché di alcuni scioperi (tutti rigorosamente di un giorno), grazie ad uno dei quali portammo - sì, caro ‘Tassella il giovane’ (tu, che mi chiami ‘anziano leader’ ma nascondi una più che incipiente calvizie dietro un cappello texano – sic!), differentemente da te io (Plinio il vecchio) c’ero - in piazza 80mila lavoratori della scuola: 50mila con noi Cobas dell’epoca (nell’Esecutivo Nazionale dei quali io militavo) e 30mila dell’appena nata tragica scissione Cobas della Gilda (guidata all’epoca dal comunque grande e compianto Sandro Gigliotti).
CAPO SECONDO. Entriamo nel merito. In effetti “Il rapporto di lavoro allora non era privatistico, gli insegnanti erano ancora di ruolo e non a tempo indeterminato … e gli accordi con i sindacati venivano recepiti da un DPR”. Aggiungeremo soprattutto che si potevano ancora avere aumenti superiori all’inflazione programmata dal ministro dell’Economia, esistevano ancora gli scatti d’anzianità biennali (trasformati in ‘gradoni’ di 6/7 anni per pagare i quali, ancorché ‘congelati’, oggi si riducono gli stanziamenti generali per il fondo di istituto), il preside non era ancora ‘datore di lavoro’ (così che Renzi non avrebbe potuto trasformarlo, come ha fatto, per certi versi in una sorta di padrone assoluto), definizione testuale dovuta, come il resto, al decreto legislativo n.° 29 del 1993 (governo Amato), ispirato da CGIL, CISL, UIL & C. nei famosi (e da noi strenuamente combattuti) accordi ‘sul lavoro’ e sul ‘costo del lavoro’.
Ma se ciò è vero, quella famosa PiETIZIONE sponsorizzata ‘in forze’ da ‘Professione Insegnante’ per 200 euro d’aumento nel contratto attualmente in discussione risulta TOTALMENTE DESTITUITA DI FONDAMENTO GIURIDICO, perché dal Dl.vo 29/93 in poi una legge dello stato impedisce qualsiasi aumento superiore all’inflazione ‘programmata’ dal ministro dell’Economia. A MENO CHE non si lotti (e non basta certo una raccolta di firme, peraltro virtuali e neppure autenticate – come invece prevede la legge per le ‘petizioni’ – queste sì – ufficiali ma pur sempre rimaste del tutto inascoltate) come fa l’Unicobas dal 1993 (e da prima dell’approvazione) per L’USCITA DELLA SCUOLA DAI DIKTAT DEL DL.VO 29/93 e dal calderone indistinto del ‘pubblico impiego’, e PER UN CONTRATTO SPECIFICO PER LA SCUOLA, per docenti ed ata (ché la figura prevalente nella scuola non è quella impiegatizia e peraltro anche un collaboratore scolastico ha competenze di vigilanza che un usciere di un ministero non ha).
È infatti proprio questa normativa iniqua, unica al mondo, che tratta la scuola da ‘servizio’ e non istituzione (definizione costituzionale) la causa dell’ultimo posto raggiunto da docenti ed ata rispetto alla media retributiva europea. Sono contento che anche Tassella abbia finalmente capito qualcosa (ché evidentemente ciò che non cita se l’è perso) del Dl.vo 29/93, perché la lotta contro questa legge è il cavallo di battaglia che da 30 anni contraddistingue l’Unicobas nell’intero panorama sindacale.
Peraltro mi risulta che il Dl.vo 29/93 l’abbia scoperto oggi, non avendolo mai nominato durante la sua lunga ‘carriera’ (si fa per dire), checché ne dica e comunque si presenti oggi, innanzitutto da sindacalista di professione, da quando entrò nella Gilda in qualità di Segretario di Napoli (con lauti permessi/distacchi pagati dallo stato e tutte le prebende del caso) per poi venirne espulso a seguito, si disse, di problemi di ‘gestione’ (e qui mi fermo …ché maggiori delucidazioni andrebbero chieste al suo ex sindacato), a quando creò il famoso gruppo di cui sopra. La Gilda medesima, peraltro, ben più sindacalmente qualificata di Tassella, dopo aver chiesto l’aggancio all’Università prima del Dl.vo 29/93, non s’è resa conto dell’enorme modificazione operata da quella legge vergognosa nel Paese, ed in particolare nella Scuola.
CAPO TERZO. È pur vero che “i sindacati non si erano piegati alla logica della regolamentazione”. Ma Tassella non ci dice ‘quali’ sindacati. Per essere minimamente onesti intellettualmente, occorrerebbe ricordare che la legge 146, del Giugno 1990, venne a seguito delle pressioni d’ogni genere operate da CGIL, CISL, UIL e SNALS, che denunciarono il NOSTRO blocco degli scrutini come iniquo e da mettere fuori legge, tanto che le norme di comparto vennero copiate integralmente dai cd. ‘codici di autoregolamentazione’ di quegli stessi ‘sindacati’, proprio mentre Cobas, Unicobas e tutto il sindacalismo di base dell’epoca, dai ferrovieri del COMU, alle RDB (oggi USB), si lottava con scioperi intercategoriali e grandi manifestazioni di piazza contro quella che ribattezzammo ‘LEGGE ANTISCIOPERO’. Tassella era già più ‘grandino’, e non può invocare le rigidità dell’età attuale per la enorme (e non casuale) ‘DIMENTICANZA’. Se citasse le precise responsabilità di QUEI sindacati (che egli ben conosce ma ai quali fa sempre ‘lo sconto’) gli cadrebbe tutto il teorema da vendere alle sue vallette raccolte nell’instabile ‘mercato del web’ ed a gente politicamente sprovveduta, teorema secondo il quale ‘i sindacati’ sarebbero ‘tutti uguali’ !!!
CAPO QUARTO. I ‘LEONI DA TASTIERA’ HANNO ‘BANNATO’ LA STORIA. Secondo Tassella tale regolamentazione avrebbe “…vanificato lo sciopero nella scuola, (che) oggi in pratica si riduce a un regalo allo Stato." Sottolineo questa gratuita boutade del ‘regalo’ perché in essa è contenuta tutta la filosofia ‘tasselliana’ (e qualcuno del gruppo di Professione Insegnante è stato portato a credere addirittura che ‘prima’ lo sciopero fosse ‘a gratis’, ovvero non venisse operata la trattenuta di circa 70 euro sulla busta paga): per lui lo sciopero, OGNI SCIOPERO, da allora SAREBBE INUTILE sempre e comunque. Questo lo dice da anni. Per Bacco, che ESAGERAZIONE !!!
Tassella finge ancora di non ricordare o ha davvero ormai seri problemi di memoria? TUTTI SANNO CHE FU PROPRIO PER UNO SCIOPERO DI UNA SOLA GIORNATA CHE COBAS, UNICOBAS E GILDA (dell’epoca) FECERO DECADERE IL CONCORSONE A QUIZ CON IL QUALE SI VOLEVANO VALUTARE I DOCENTI, DIVIDENDOLI FRA UN 20% DI ‘MERITEVOLI’ ED UN 80% DI CAPRE !!! Portammo all’epoca 50mila lavoratori della Scuola in piazza a Roma, nonostante la legge antisciopero esistesse già da 11 ANNI !!! Di più: FACEMMO CADERE IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE LUIGI BERLINGUER con uno sciopero di solo giorno !!! Ma tale Didier Pavone (?), sempre su quel gruppo, non demorde, e con un’invenzione bella e buona, s’inventa l’assurdo allo stato puro. Ovvero che Berlinguer sarebbe caduto (udite – udite!) grazie ‘ad uno sciopero della CISL’ (pensate: da quando l’ho letto non riesco a smettere di ridere…) !!! Peccato che dello sciopero Cobas – Unicobas – Gilda (dell’epoca) parlarono persino i quotidiani argentini e della Papuasia e che basta farsi un giretto su internet per svelare questa balla colossale… Anzi c’è da dire un’altra cosa importante. Noi, con il 35% di adesioni (dato ufficiale del Miur), facemmo cadere un ministro. Bisognerebbe chiedersi invece come mai invece sia passata la L. 107/2015 dopo uno sciopero dell’80%, quando c’erano (come piace ai leoni da tastiera) ‘tutti tutti e tutte tutte’. La risposta è semplice: perché al sistema fanno paura solo gli scioperi veri, che sono solo quelli proclamati da organizzazioni che il sistema non controlla, cari ‘ammazzasette e storpia quattordici’ da tastiera. Senza l’organizzazione sindacale alternativa non c’è vittoria, in nessun caso. Non vi siete ancora accorti della presa in giro del ‘Vietnam in tutte le scuole’ (promesso da CGIL, CISL, UIL), del quale dopo il Luglio 2015 non v’è stata traccia? Perché mai Renzi avrebbe dovuto aver paura dello sciopero del 5 Maggio 2015 ?
Caro Tassella, nonostante il tuo nome, non puoi sentirti ‘libero’ dalla storia !!! Né puoi dimenticare che PER BEN DUE VOLTE (prima, sempre dopo la legge 146/90, ai tempi della Moratti che ne aveva previsto l’obbligo addirittura nella legge finanziaria e con uno sciopero ed una manifestazione del SOLO UNICOBAS, poi ai tempi di Monti con uno sciopero animato persino dai Confederali), sempre e solo con UNO SCIOPERO DI UNA SOLA GIORNATA ABBIAMO IMPEDITO L’OBBLIGO A 24 ORE PER I DOCENTI DELLE MEDIE E DELLE SUPERIORI. NESSUNO DI QUESTI, PER L’EFFETTO CHE HA AVUTO, POTEVA ESSERE UNO ‘SCIOPERO DEL 3%’, come sempre ripetuto a proposito del sindacalismo di base dai ‘geni’ in questione, Tassella in primis, perché secondo costoro i nostri scioperi non avrebbero mai superato quella percentuale. Per non parlare delle manifestazioni che vengono descritte, non solo ex post ma anche ex ante (evidentemente con l’ausilio del Mago d’Arcella – forse coinquilino di Tassella), che sarebbero sempre state animate da ‘io, mammete e tu’ (proprio come le feste di compleanno del nostro polemico ‘amico’ di facebook...). Se sei appena delle Medie e fai ancora 18 ore in classe (sempre che tu non sia già in pensione), caro Libero, dovresti ringraziarci anche solo per questo, anziché sparare sul sindacalismo di base come fosse corresponsabile di tutti i mali del mondo !!! Tutto ciò vale anche come risposta per l'altra petulante, bassa, rozza, dozzinale 'osservazione' ricorrente nel basso ‘agone’ di costoro, secondo la quale non conteremmo nulla ed avremmo sempre 'perso' (sic!). Da che pulpito (ma voi cosa avete mai fatto?) !!!
Detto ciò, va aggiunto che l’altro tormentone di ‘Professione Insegnante’, da anni, è sempre stato lo stesso (e, neanche a dirlo, in contraddizione palese): ‘Ma perché non hanno indetto uno sciopero di un mese? – di un anno – di un secolo’??? Per costoro varrà questo MEMENTO SCIOPERI (ad uso e consumo di quelli che ...'un solo giorno no, ma a ...oltranza ... due ore al giorno ... blocco scrutini', etc). Dal 1990, grazie ai sindacati pronta-firma che la concordarono, esiste una legge che: a) vieta più di 2 giorni consecutivi di sciopero, anche fossero scioperi orari e impone 7 giorni fra uno sciopero e l'altro (anche se indetto da sigla differente) e per un massimo di 8 gg. per anno scolastico per Infanzia e Primaria e 12 gg. per Medie e Superiori; b) nella scuola impone la trattenuta dell'intera giornata se si sciopera per più di UNA ORA; c) vieta il blocco degli scrutini per più di gg.2; d) vieta ogni sciopero a tempo indeterminato, persino si trattasse di blocco delle riunioni, collegi docenti, programmazioni, etc.; e) vieta persino lo sciopero degli straordinari del personale ata (che per definizione sono mera attività volontaria).
CAPO QUINTO. LA MIMESI di ‘Professione Insegnante’. Il signor Tassella, dopo le proteste di tante colleghe e tanti colleghi, scandalizzati da questo attacco costante allo sciopero del 10 Novembre, da qualche giorno ha cercato di fare marcia indietro: loro, ORA, non SAREBBERO contro lo sciopero. Il 5 Novembre, Tassella scrive: “In un articolo di Regi Palermo su la Tecnica della Scuola sul contratto di comparto che si aprirà ufficialmente il prossimo 9 novembre, presso la sede dell'Aran a Roma con Flc Cgil Cisl Uil Snals FGU con Usb come uditore, viene riportato un pesante giudizio del sig. D'Errico segretario degli Unicobas sulla nostra Associazione e sulla nostra petizione , liquidata dell'anziano leader come distrattore dello sciopero del 10 novembre. Precisiamo ancora una volta che la nostra petizione non è affatto alternativa allo sciopero e chiediamo a Tecnica della Scuola il diritto di replica a queste affermazioni del sig. D'Errico”. La ‘precisazione’ non l’abbiamo mai vista. Certo che un giudizio politico può essere pesante, e Tassella se lo tiene tutto (ed io ho detto e ripeto che RACCONTANO FAVOLE). Ma è appunto un giudizio: che c’è, caro Tassella, sei stato punto nel vivo? Non ci vuoi stare? Come i bambini quando gli hanno rotto il giocherello? Il tuo problema è purtroppo ancora tutto li, e verte su: perché è uscito quell’articolo? Perché, come ha scritto Reginaldo Palermo, da qualche genio del gruppo ‘Professione Insegnante’ era stata appena appena partorita l’ultima BUFALA COLOSSALE: questa volta lo sciopero del 10 sarebbe stato ‘inutile’ perché tanto la firma del contratto sarebbe avvenuta il 9 nel corso del primo incontro (sic!) di contrattazione. Basta leggere Reginaldo Palermo: "...è destituito di ogni fondamento che la firma del contratto sia imminente; addirittura c’è chi parla di firma prevista per il 9 novembre. Non è così: il 9 novembre è la data fissata dall’Aran per il primo incontro, come abbiamo già avuto modo di scrivere".
Qualcuno crede persino in un ‘ravvedimento operoso’, ma chiede comunque che a questo punto ‘Professione Insegnante’ scioperi, faccia retromarcia e dia finalmente indicazioni in tal senso. Io lo auspico, ma non ci credo molto. Non è molto facile che questa gente 'scioperi', dopo aver scritto per un mese almeno che 'lo sciopero non serve a nulla', che sarebbe 'regalare soldi allo stato', che 'non è mai servito a nulla', con tutto il corollario di insulti gratuiti verso il sindacalismo di base ed anche verso le persone, verso chi ha proclamato lo sciopero del 10 Novembre: sindacalismo di base che sarebbe 'uguale a tutto il resto', fino a calunnie politiche belle e buone rivolte all'indirizzo dell'Unicobas.
CAPO SESTO: LE CALUNNIE. Calunnie politiche totalmente destituite di fondamento alle quali chiunque, fosse anche il ‘moderatore minimo’ di quel gruppo avrebbe dovuto come minimo rispondere in modo appropriato. Ecco: “avete firmato l'accordo degli 85 euro e siete del PD” e poi, giù insulti.
Abbiamo sentito persino soggetti che sostengono di non essere entrati nell’Unicobas perché, ritenendolo evidentemente un ‘varietà’, non gli piace fare ‘la valletta’ (ed a costei ricordo che le ‘vallette’ erano delle signore, confrontate con le veline sue coeve).
Siccome gli ‘estremi’ si toccano (ed a volte s’abbracciano), un’altra, polpottiana, rottame di un’ideologia sclerotica e totalitaria, con la scusa che sarebbe meglio la ‘non collaborazione’ nelle scuole (non in aggiunta, ma ancora come ‘alternativa’ allo sciopero), s’è sperticata nel chiedere che i post dell’Unicobas venissero ‘bannati’, in verità perché ‘fan’ anch’ella di un’analoga ‘petizione’, molto meno nota e sfortunata, nata anch’essa per dare un ruolo a soggetti che si fanno passare per ‘rivoluzionari’ ma sono in massima parte schierati con i Confederali (e loro RSU, CISL e UIL comprese) e con quel talaltro del web (e della CGIL) che s’è inventato l’altra favola del momento: che i sindacati di base sarebbero ‘fiancheggiatori’ del liberismo (Sic!).
Rottami dello stalinismo impegnati davvero nel neoliberismo (visto che la CGIL ha fatto passare senza colpo ferire il lavoratore in affitto ai tempi del pacchetto Treu, la legge Fornero, contro la quale proclamò due ore di sciopero sotto Natale ed il Jobs Act, facendo solo ‘a mossa’ di un referendum farlocco, dopo aver fatto fallire anche la raccolta firme per i quesiti abrogativi della cd. ‘buona scuola’), ai quali è rimasto il metodo del ‘calunnia calunnia che qualcosa rimane’. Ma non hanno ancora capito che sono finiti nel cesso della storia? Le stesse organizzazioni che hanno fiancheggiato tutti i governi negli ultimi 30 anni, ed ottenuto proprio (guarda caso) la legge antisciopero e l’antidemocrazia sindacale, che assegna loro il monopolio in tutto (cominciando da quei permessi e quei distacchi pagati dai contribuenti che noi NON VOGLIAMO E NON ABBIAMO), vietando ai sindacati di base persino le assemblee in orario di servizio e persino sotto elezioni RSU.
La parola d’ordine pare sempre la stessa: dare ad intendere che si possa fare a meno dello sciopero (ovvero ciò che i Confederali temono). Far credere, come nel caso di ‘Professione Insegnante’ che possano esistere forme ‘esplosive e rivoluzionarie’ di partecipazione senza impegno, senza organizzazione, senza spesa e senza fatica: quelle praticate appunto DAI LEONI DA TASTIERA. Che però, o portano acqua (e tessere) al mulino dei Confederali o a quello della costituenda ‘Associazione’ della stessa ‘Professione Insegnante’ che, tanto per cominciare a prendere il suo spazio fra gli ‘odiati sindacati’, copiando le campagne pubblicitarie ‘paghi uno – prendi tre’, da circa un mese chiede 15 euro ad ogni ‘follower’.
CAPO SETTIMO. MA COS’È ‘PROFESSIONE INSEGNANTE’? PROFESSIONE INSEGNANTE PER L’ELIMINAZIONE DELLE RSU DI ISTITUTO. Dovevamo essere ‘bannati’, e così è stato, perché il gruppo ‘Professione Insegnante’ non ha concesso risposte organiche al delirio di accuse rivolte al sindacato. Personalmente sono stato cancellato da questi ‘superdemocratici’ già da anni, dal 2013, da quando, prima della L.107/2015 mi permisi di far notare agli ignari frequentatori che il PROGRAMMA DI ‘PROFESSIONE INSEGNANTE’ (COME S’EVINCE DAL SITO DEL GRUPPO) È PER L’ABOLIZIONE DELLE RSU DI ISTITUTO, A TUTTO VANTAGGIO DELLO STRAPOTERE DEI DIRIGENTI RENZIANI (esattamente come avrebbe voluto Valentina Aprea, responsabile scuola di Forza Italia, con il suo disegno di legge che combattemmo strenuamente negli anni di Tremonti). Alessandra Fantauzzi, nota come esponente dell’Unicobas è stata bannata appena dopo aver scritto un normalissimo commento. Hanno IL TERRORE DI ENTRARE NEL MERITO delle questioni. Hanno paura che si scoprano i loro ‘altarini’. Hanno paura che qualcuno segnali di quale pasta politica sono fatti. Hanno il terrore che venga fatta rilevare la contraddizione di una ‘associazione’ che da qualche tempo dichiara apertamente di VOLERSI CANDIDARE ALLE ELEZIONI RSU DANDO AD INTENDERE CHE SIA POSSIBILE FARLO SENZA TRASFORMARSI IN SINDACATO CON TRATTENUTE SULLA BUSTA PAGA (l’altro criterio, oltre ai voti nelle elezioni RSU, indispensabile per calcolare la ‘rappresentatività’, indispensabili per calcolare la media del 5% con i voti presi). Intanto urlano a tutti i poli di stracciare TUTTE LE TESSERE (naturalmente non solo quelle dei sindacati pronta-firma), ma solo perché loro vorrebbero quelle del sindacalismo di base. Poi vorrebbero pure i voti, ma intanto qualche utile sprovveduto che fa l’altra parte in commedia s’unisce al coro ed urla: DISERTIAMO LE ELEZIONI RSU !!!
AGLI SPROVVEDUTI coinvolti nello sfogatoio del web, dove il dato presunto oscura il dato reale, NON DICONO CHE con la legge attuale sulla ‘rappresentanza sindacale’ (della quale i grandi ‘costituzionalisti impegnati’ non s’occupano) CONFEDERALI E SNALS SAREBBERO RAPPRESENTATIVI ANCHE A VOTI ZERO, PERCHÉ HANNO TUTTI PIÙ DEL 10% DEI SINDACALIZZATI E CHE ANCHE SENZA TESSERE SI NUTRIREBBERO DEI SOLDI CHE LO STATO VERSA COPIOSI NELLE LORO CASSE GRAZIE AI LORO CAF, mentre amministrano i fondi pensione dei lavoratori ai quali hanno lasciato (con i loro partiti di riferimento) una pensione da fame. Sono davvero molto attivi nel segnare per la categoria una strada costellata di continui auto-goals.
Sarebbe molto strano se aderissero allo sciopero, dopo tutta questa (inutile) fatica nel cercare di illudere gente disaccorta ed ignara delle norme che con una petizione si possa ottenere ciò che con lo sciopero sarebbe invece impossibile, firme che non si sa bene come (perché anche questo è impossibile) verrebbero “portate alle trattative” (Salvo Amato) e sarebbero 'determinanti', mentre invece, senza l'uscita dal campo di vigenza del Dl.vo 29/1993 neppure Gentiloni, se volesse, potrebbe stanziare aumenti contrattuali sopra il tasso inflattivo previsto per il 2018 dal Ministro dell'Economia (inflazione 'programmata')... Infine, se si vuole scioperare il 10 si deve ADERIRE UFFICIALMENTE ALLO SCIOPERO, e nessuno di costoro ha mai speso UNA SOLA PAROLA in merito!
Di parole vane invece, e di ben altro genere e pesantezza, su ‘Professione Insegnante’ ne sono state scritte in abbondanza. Ma qualificano chi le ha scritte. Ora provino a rispondere nel merito, se ci riescono.
Stefano d’Errico (Segretario Nazionale dell’Unicobas)
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